Il testamento biologico
Per un fine vita dolce
Il medico esaminò con attenzione il referto degli analisi che avevo ritirato in mattinata, poi la visitò con la consueta professionalità ed un tocco caratterizzato da profonda umanità e rispetto. Con espressione grave mi disse:”Il corpo si sta preparando a lasciare libero lo spirito. Si deve preparare anche lei, perché tutti i segnali indicano chiaramente che Clara è stanca e vuole andarsene e questa fase si concluderà nel giro di due giorni al massimo”.
Il giorno dopo, all’età di 93 anni, nel letto della sua camera, la mamma si è spenta dolcemente, come si spegne una candela.
L’inevitabile dolore che la perdita di un genitore porta sempre con se era, per così dire, attutito dal modo con il quale la mamma ha compiuto l’estremo passaggio, l’atto ultimo e “l’unica possibilità che sempre si realizza per ognuno di noi”, come ebbe a dire Heidegger.
Ma per tantissime persone l’evento si presenta con i caratteri di grande drammaticità, preceduto sovente da lunghe e debilitanti malattie ed il corpo soffre, in moltissimi casi, anche la violenza di una terapia che, in ossequio alla scienza, pretende di stravolgere il naturale corso degli eventi.
In questi casi si fa ancor più impellente la domanda di senso della vita.
Nessuno si sognerebbe di negare gli straordinari risultati che la medicina ha compiuto nell’ultimo secolo, contribuendo ad allungare e a migliorare la qualità della vita, eppure qualche volta la scienza deve saper fare un passo indietro.
E, soprattutto, deve tenere conto della libera volontà del soggetto umano senziente, quando la terapia non ha più alcuna efficacia e si trasforma in vero e proprio accanimento.
Il dibattito sull’argomento è molto sentito e scuote le coscienze perché molteplici sono i soggetti coinvolti, come molteplici sono gli aspetti che possono orientare le scelte.
Occorre quindi chiarezza perché il diritto ad una morte buona non venga confuso, neanche lontanamente, con altri interessi egoistici o, peggio ancora, speculativi.
Ora il progetto di legge sul fine vita - DAT - è arrivato in Parlamento e sarebbe opportuno che si pervenisse ad una formulazione condivisa, che abbia come obiettivo la centralità dell’uomo ed il valore di ogni singola vita umana, al di la dei confini ideologici.
Seguiremo il percorso legislativo e il dibattito culturale che necessariamente si svilupperà nel paese, con la consapevolezza che l’argomento, pur estremamente delicato, non è più eludibile. Ogni vostro commento, molto utile e prezioso, darà un contributo al dialogo.
Link per approfondimento dell’intervista rilasciata da Mario Rossi alla redazione di Emera.

