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mercoledì 13 aprile 2011

Nucleare o altre fonti di energia?

Anche a livello locale qualcosa si può 

 Mai come in questo momento si pone il problema delle fonti energetiche e il movimento ecologico mondiale tende all’utilizzo diffuso di fonti di energia non inquinanti.
L’Italia e la Regione Veneto devono intraprendere questa strada obbligata per chi cerca di salvaguardare la salute e il benessere delle persone e dell’ambiente.
Possiamo trovare interessanti esperienze positive anche vicino a noi:
- la Provincia autonoma di Bolzano, parecchi anni fa, ha progettato di arrivare alla emissione  zero di anidride carbonica nel 2020, utilizzando generatori non inquinanti di energia;
- la Provincia autonoma di Trento si muove nella stessa direzione mediante la  prevenzione dell’inquinamento, il recupero di siti contaminati, la gestione efficiente dell’acqua, l’utilizzo di materiali riciclabili, l’utilizzo di materiali locali per evitare lunghi trasporti inquinanti, la ventilazione diffusa e il rinnovo dell’aria negli ambienti, a partire da quelli pubblici.
A Bolzano e a Trento, l’Ente pubblico incentiva l’uso di energie alternative e la stampa locale ne spiega i vantaggi: arrivare a C02 (anidride carbonica) zero responsabilizza i cittadini, salvaguarda l’ambiente e favorisce il turismo.
La Danimarca è diventata energeticamente indipendente utilizzando pale eoliche e altre energie pulite, diminuendo l’illuminazione, risparmiando energia nelle scuole e in altri ambienti pubblici e incentivando la collocazione di pannelli di facciata, su tutti i poggioli.

Si pone quindi una prima questione: utilizzo di energia sostenibile nelle abitazioni e in tutti gli immobili, in modo da ridurre al minimo i consumi inquinanti.
Nel Veneto e a Verona andare in questa direzione è arduo perchè le città sono di antica costruzione, difficili da modificare.
Chi decide di utilizzare energie alternative risparmiando su quelle tradizionali e  pensa di istallare pannelli solari, deve fare i conti con le limitazioni che vengono poste dalle amministrazioni comunali per la salvaguardia del paesaggio. Si scontrano così due interessi egualmente forti ed è su questo fronte che deve intervenire una saggia politica che sappia valutare la tutela ambientale nel suo complesso, che armonizzi l’esigenza di salvaguardare il patrimonio artistico con la necessità di ricorrere ad altre fonti energetiche.
Una seconda difficoltà è rappresentata dai costi  in quanto, attualmente, nell’utilizzo di   metodologie innovative, non inquinanti, il rapporto costi/benefici è sfavorevole: la casa costa il 20% in più. E’ costoso produrre una abitazione ecologica in un contesto di case tradizionali. Consegue che l’uso del solare e il risparmio energetico faticano a concretizzarsi.
Per superare queste difficoltà oggettive è indispensabile che si diffonda la cultura ecologica e che le amministrazioni comunali si attivino per proporre ed incentivare l’utilizzo di fonti di energia alternativa.
Creare cultura e informare i cittadini portano con sé la diminuzione dei costi e le aziende municipalizzate, nel nostro caso l’AGSM, potrebbero promuovere interventi che coinvolgano interi compendi, al fine di ridurre le spese di investimento per il recupero di calore, la posa dei pannelli fotovoltaici ovunque, anche al posto dei vetri della finestra, pareti e pavimenti a dispersione minima, l’uso dell’acqua calda, fredda e piovana.
Certamente il compito più importante è affidato all’amministrazione comunale che deve, anzitutto, dimostrare sensibilità rispetto al problema energetico e coinvolgere tutta la cittadinanza nel processi di rinnovamento.
In città le iniziative private interessanti non mancano. Ne è un esempio l’Istituto Salesiano San Zeno che ha istituito corsi  per la realizzazione di pannelli fotovoltaici, tra i migliori oggi sul mercato: tapparelle chiuse, doppie finestre e controllo della temperatura.
L’alternativa al nucleare c’è  e cresce la sensibilità sulle energie di diversa natura per cui  non si deve parlare di nucleare quando vi sono a disposizione altre fonti. E’ indispensabile che si diffonda la sensibilità che si può produrre energia ponendo al centro l’interesse della collettività, non quello privato. L’Italia deve trovare le risorse per  finanziare le  energie alternative e il Veneto deve contribuire nella giusta direzione

In sintesi, per incidere anche nella nostra realtà occorre:
- richiedere per le nuove costruzioni l’uso di energia non inquinante;
- un progetto graduale per rendere ecologiche anche le costruzioni storiche o antiche, a partire da   quelle pubbliche;
- intervenire gradualmente sulle costruzioni antiche, nei centri storici.
Si possono trasformare Verona e il Veneto sul modello di Bolzano e Trento, come sta provando a fare anche  la città di Parma; ma occorre impegno e buona volontà.


TITO BRUNELLI

Vedere - Giudicare - Agire


Per interagire con la realtà in modo costruttivo

La “Teologia della liberazione” ha insegnato un metodo di analisi e di intervento nella realtà quotidiana, con la prospettiva di modificarla positivamente: “Vedere – Giudicare – Agire”. Ritengo che sia una strada che possiamo percorrere insieme.

Vedere, non  solo guardare, ma affondare lo sguardo per penetrare la realtà, conoscerla ed agire responsabilmente nel proprio ambiente di vita.
 “Vedere” diventa una consuetudine della mente che presta attenzione a tutto ciò che si muove intorno a noi: cultura diffusa, religioni, abitudini e tradizioni, visioni della vita e della storia, sistema economico e sociale, conoscenza delle persone e dei rapporti tra persone, delle famiglie e dei gruppi sociali, modi di vivere il tempo libero e il divertimento, scuola, ambienti di lavoro e della convivenza, mass media; ….
 Il “vedere”, che si apre sulle persone e sulle cose che ci circondano con simpatia, è personale e, allo stesso tempo, comunitario: ciascuno “vede”, ma quattro occhi vedono più di due e 200 occhi vedono molto e molto di più. Esempio semplice: è importante “vedere” se ogni marciapiede del quartiere è ben tenuto, in modo che nessuno inciampi e cada.
Chi non vede non può incidere nella realtà e non ha sviluppato l’attitudine ad occuparsi della cosa pubblica; se lo fa diventa un pericolo, perché ragiona per schemi precostituiti e fissi (ideologia). Ricordo il mio primo esame di Filosofia teoretica all’Università di Padova. Avevo studiato i testi dei grandi pensatori e il professore, Marino Gentile, mi lasciò di stucco quando mi chiese: “Descriva la strada che percorre tutti i giorni da casa all’Università”. Aveva chiaro che il pensiero non vive se non affonda le radici nella realtà che ci circonda: la filosofia, amore della sapienza, nasce dall’esperienza quotidiana e su essa si fonda, per andare oltre.

Giudicare. Non è sufficiente “vedere”. Per prendere coscienza e per valutare occorrono una coscienza e valori di riferimento, acquisiti e maturati, in base ai quali si giudica ciò che si vede. Se ho come valori di riferimento la difficoltà di deambulare della persona anziana, della mamma che porta a spasso il figlio piccolo, la cura della città perché presenti sempre l’aspetto più gradevole, il mio “vedere” diventa fonte di giudizio sulla realtà e i valori che mi guidano diventano proposta per un futuro migliore. Senza convinzioni, valori e capacità di progetto, nessuno si muove oppure si muove per interessi propri. Abbandoniamo le idee precostituite e le ideologie devastanti ed accogliamo i valori di umanità e di bellezza, ben ancorati alla realtà della vita.

Agire. Si può essere bravissimi a “vedere” e a “giudicare”, ma non si arriva a nulla se non si hanno la capacità e la possibilità di agire, di concretizzare interventi che tendano a migliorare la vita. In ogni ambito della vita pubblica, come nel mondo dell’economia, della finanza, del sociale e della cultura, diventa necessario organizzarsi tra persone che hanno imparato o imparano a “vedere” e a “giudicare” insieme e in modo simile. Quando queste persone collaborano insieme, il bene visto e la valutazione emersa possono diventare realtà.

C’è chi dedica la vita al “vedere” o al “giudicare”. Il nostro futuro dipende dal numero e dalla qualità di quanti sapranno “vedere – giudicare – agire” per il bene comune, utilizzando gli strumenti adatti quali associazioni, istituzioni civiche e/o partiti politici, per contribuire ad un rinnovamento civile non più rinviabile. Senza questi strumenti si fanno passi utili, ma non si cambia in meglio la vita “dei molti”, in particolare di chi da solo non ce la fa.

Tito Brunelli