Pagine

martedì 13 settembre 2011

Giorgio La Malfa esorta i cattolici a ritrovare l’unità in un nuovo polo.


Si rifletta ancora sull’attualità dell’esortazione di Giovanni Paolo II all’Italia, del 6.1.’94
di Mario Rossi

Nell’ultimo convegno nazionale Udc (Chianciano 8-11 sett u.s.) mi ha colpito in particolare la vivace, numerosa e attiva partecipazione di giovani, l’appello che Giorgio La Malfa ha rivolto ai cattolici, la conclusione di Pierferdinando Casini. L’intervento di La Malfa, noto alfiere laico, ha messo in evidenza la gravità della crisi economica che sta mettendo in ginocchio anche l’Italia. Dopo aver elencato gli errori compiuti dal governo Berlusconi,  Giorgio La Malfa  ha lanciato questo appello accorato:
L’Italia sta precipitando nel baratro! Per evitare il disastro bisogna che i cattolici convergano in un nuovo polo ed emulino il progetto che fu di De Gasperi, La Pira, Fanfani e Moro i quali, nel dopoguerra, seppero ricostruire e dare sviluppo all’Italia, grazie all’unità politica dei cattolici e all’alleanza con i partiti laici non estremisti
Ora, che un politico di indiscussa laicità qual è il figlio di Ugo La Malfa invochi l’unità politica dei cattolici per il bene del paese è fatto di assoluto rilievo.
Riflettendo su questo intervento, ho riletto con interesse l’esortazione che nell’Epifania del 1994 Giovanni Paolo II affidò ai vescovi e agli italiani. Anche al papa polacco stava a cuore che non si smarrisse  quella presenza unitaria dei cattolici che, in dialogo con i partiti laici, riuscì a ricostruire e a dare sviluppo al nostro paese.
Purtroppo l’esortazione citata fu disattesa poiché vinse la diaspora, ovvero l’idea che fosse più fruttuosa e opportuna la dispersione dei cattolici nei vari partiti. A nulla valse additare in quegli anni il pericolo insito nel “sistema uninominale”. Ben si sapeva che tale sistema avrebbe diviso i cattolici determinando, infine, la loro irrilevanza politica. Cosicché, dopo il ’94, le conclusioni  di vari convegni nazionali ecclesiali si limitarono a richiamare i fedeli a comportarsi in modo onesto e coerente. Circa l’unità, si tacque.
A distanza di 17 anni dal ‘94 si rileva questa situazione: nel polo di destra i cattolici sono trascinati dal liberismo, da una visione localistica e non solidale della Lega, da norme che difendono gli interessi privati di Berlusconi, dal dover accettare una legge elettorale antidemocratica.
Nel polo avverso, ovvero a sinistra, i cattolici non riescono a superare il radicalismo di massa (che contrasta con i principi etici in capo alla persona e alla famiglia) e trovano difficoltà a riformare il nostro paese secondo il principio di “sussidiarietà” (che significa non faccia lo stato ciò che può fare la persona, la famiglia, la società).
Oggi, con la crisi economica e morale che piega l’occidente, abbiamo il dovere di impegnarci per un nuovo percorso culturale e politico di ispirazione cristiana attento al bene comune. Un nuovo polo quindi che, nel rispetto dei valori fondamentali, possa essere partecipato anche da chi credente  non è, così come avvenne nei primi decenni del dopoguerra. Un nuovo impegno politico finalizzato non solo alla generazione presente ma anche a a quelle del futuro.  
In proposito apprezzo quanto affermato da Pierferdinando Casini a conclusione dei lavori di Chianciano:  Lo sforzo per superare la crisi deve essere compiuto pensando non solo alla nostra generazione ma anche a quelle del futuro. Nel riformare i privilegi di ogni “casta” dobbiamo dare anche noi, politici Udc l’esempio. Infine possiamo e dobbiamo salvarci facendoci carico dei problemi del nostro paese senza attendere le decisioni di chi sta in Europa.





Lettera di Giovanni Paolo II all’Italia del 6 gennaio 1994
(…)
laici cristiani non possono sottrarsi alle loro responsabilità
6. Certamente oggi è necessario un profondo rinnovamento sociale e politico. Accanto a coloro che, ispirandosi ai valori cristiani, hanno contribuito a governare l' Italia nel corso di quasi mezzo secolo, acquistando innegabili meriti verso il Paese e il suo sviluppo, non sono mancate purtroppo persone che non hanno saputo evitare addebiti anche gravi: persone, in particolare, che non sempre sono state capaci di contrastare le pressioni sia delle forze che spingevano verso un eccessivo statalismo, sia di quelle che cercavano di far prevalere i propri interessi sul bene comune. Alcuni, inoltre, sono accusati di aver violato le leggi dello Stato. Proprio queste accuse, rivolte per il vero alle diverse forze politiche ed anche ad istanze operanti nella stessa società civile, hanno provocato iniziative di carattere giudiziario, che attualmente stanno modificando in modo profondo il volto politico dell' Italia.
Un bilancio onesto e veritiero degli anni dal dopoguerra ad oggi non può dimenticare, però, tutto ciò che i cattolici, insieme ad altre forze democratiche, hanno fatto per il bene dell' Italia. Non si possono dimenticare cioè tutte quelle significative realizzazioni che hanno portato l' Italia ad entrare nel numero dei sette Paesi più sviluppati del mondo, né si può sottovalutare o scordare il grande merito di avere salvato la libertà e la democrazia. Tanto meno si può accettare l' idea che il Cristianesimo, e in particolare la dottrina sociale della Chiesa, con i suoi contenuti essenziali ed irrinunciabili, dopo tutto un secolo dalla Rerum novarum al Concilio Vaticano II e alla Centesimus annus, abbiano cessato di essere, nell' attuale situazione, il fondamento e l' impulso per l' impegno sociale e politico dei cristiani.
I laici cristiani non possono dunque, proprio in questo decisivo momento storico, sottrarsi alle loro responsabilità. Devono piuttosto testimoniare con coraggio la loro fiducia in Dio, Signore della storia, e il loro amore per l' Italia attraverso una presenza unita e coerente e un servizio onesto e disinteressato nel campo sociale e politico, sempre aperti a una sincera collaborazione con tutte le forze sane della nazione”.
(…)

Nessun commento:

Posta un commento