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mercoledì 14 settembre 2011

Un dono che salva la vita


Cari Amici
Mi chiamo Valeria, ho 22 anni, abito a Verona e sono iscritta all’associazione ADMOD, cioè Associazione Donatori di Midollo Osseo e ricerca di Verona, da 3 anni.
La mia esperienza iniziò nel novembre 1999, (avevo allora solo 11 anni), avvertii che qualcosa nella mia vita stava cambiando.
Continuavo ad avere nausea a vomito ed ero sempre stanca. Strano per una bambina robustella e di buon appetito come me.
Cominciarono le prime frequentazioni con i medici. “E’ solo una gastrite nervosa” disse ai genitori il medico di famiglia. Capricci di bambina, si pensava.
Intanto, io non mangiavo più, e il mio corpicino cominciavano a comparire macchie violacee.
Tornai dai medici e questa volta la diagnosi fu atroce: leucemia meiloide acuta.
La mia vita subì una strana mutazione in quel periodo. Tutto quello che facevo non aveva più senso. Sentivo la vita correre via dal mio corpo e dalla mia testa. Ma non avevo paura di morire. La mia fede in Dio mi rassicurava: La presenza dei miei genitori e della mia cara nonnina mi tenevano la mano in quelle lunghe notti all’ospedale quando tutto diventa buio e la tristezza cammina per i corridoi per cercare le sue prede. Cercavo nella mia anima momenti gioiosi per sconfiggere la solitudine….le vacanze al mare, i viaggi con la famiglia, i balli con la sorellina….tutto per cercare di farmi forza.
Cominciò così l’iter della “tipizzazione” tra i componenti della mia famiglia, ovvero gli esami che servono per stabilire se il midollo prelevato dal donatore possa essere compatibile dal punto di vista immunologico, e poi essere trapiantato alla persona ammalata. Un paziente su quattro riesce a trovare un donatore compatibile all’interno del proprio nucleo familiare. Il trapianto del midollo osseo diventa così più facile. Purtroppo non fu il mio casa.. L’unica speranza di vita era trovare un donatore extrafamiliare.
La mia attesa durò 6 mesi, era maggio del 2000. Avevo già subito ben 4 cicli di chemioterapia e nel mese di maggio ci venne comunicato che avevano trovato un donatore di midollo osseo compatibile con il mio. Insieme al medico si fissò la data del trapianto: domenica 21 Maggio. Tra angosce e speranze, arrivò il 21 Maggio: il trapianto riuscì perfettamente.
La settimana dopo che feci il trapianto, andò in onda al sabato sera il programma “Per tutta la vita” condotto da Romina Power e Fabrizio Frizzi e Romina disse: “Fabrizio domenica scorsa ha fatto una cosa molto bella…una cosa molto importante per qualcuno cioè ha donato il midollo osseo”. 
Voi vi starete chiedendo cosa centra tutto questo…ebbene sì, il mio donatore è proprio Lui.
Ho avuto la possibilità di conoscerlo di persona alla fine della partita del cuore del 2006.
Non è solo una persona eccezionale dal punto di vista televisivo ma anche dal punto di vista umanitario.
Due cose, credo, mi hanno salvato. La prima. La fede e l’affetto dei miei familiari e di chi mi conosceva, che non mi hanno mai fatto mancare una parola di conforto. La seconda e più importante. Il gesto amoroso di un donatore.
Io voglio ringraziare tutte le persone che decidono di fare questo gesto d’amore vero, donando sia il loro sangue, sia il  loro midollo osseo.
Prima e dopo il trapianto ho avuto bisogno di moltissime trasfusioni di sangue. Se nessuno lo avesse donato, forse non sarei qui. Chi dona il sangue, regala la vita. Chi ha paura di donare il sangue e il midollo osseo, faccia un giro nei vari reparti dove ci sono gli ammalati ematologici.
Ci sono moltissimi bambini malati di leucemia, più di quanti uno possa immaginare, aspettano un donatore compatibile, potresti essere tu, perché togliere loro la possibilità di vivere. Informati…il più bel gesto che una persona possa fare….l’indifferenza uccide!!!
Chi ha paura immagini la morte di quei bambini. “Chi dona può farlo quando vuole, può rimandare di giorno in giorno. Chi aspetta una donazione, non può aspettare, perché il giorno dopo potrebbe essere troppo tardi”.
Voglio dire al mondo intero che tornare a vivere è stato bellissimo…ma donare qualcosa di tuo è ancora più bello.
So che non sono la prima e non sarò l’ultima ad aver fatto questa esperienza di dolore.
Ma ugualmente mi sento di parlarne e parlarne perché è l’unico modo per far conoscere le cose come stanno. Spesso ho trovato persone che avevano paura delle donazioni solo perchè non conoscevano niente sull’argomento. Manca l’informazione, quella stessa informazione che potrebbe salvare molte vite umane.

Valeria Favorito     

martedì 13 settembre 2011

Giorgio La Malfa esorta i cattolici a ritrovare l’unità in un nuovo polo.


Si rifletta ancora sull’attualità dell’esortazione di Giovanni Paolo II all’Italia, del 6.1.’94
di Mario Rossi

Nell’ultimo convegno nazionale Udc (Chianciano 8-11 sett u.s.) mi ha colpito in particolare la vivace, numerosa e attiva partecipazione di giovani, l’appello che Giorgio La Malfa ha rivolto ai cattolici, la conclusione di Pierferdinando Casini. L’intervento di La Malfa, noto alfiere laico, ha messo in evidenza la gravità della crisi economica che sta mettendo in ginocchio anche l’Italia. Dopo aver elencato gli errori compiuti dal governo Berlusconi,  Giorgio La Malfa  ha lanciato questo appello accorato:
L’Italia sta precipitando nel baratro! Per evitare il disastro bisogna che i cattolici convergano in un nuovo polo ed emulino il progetto che fu di De Gasperi, La Pira, Fanfani e Moro i quali, nel dopoguerra, seppero ricostruire e dare sviluppo all’Italia, grazie all’unità politica dei cattolici e all’alleanza con i partiti laici non estremisti
Ora, che un politico di indiscussa laicità qual è il figlio di Ugo La Malfa invochi l’unità politica dei cattolici per il bene del paese è fatto di assoluto rilievo.
Riflettendo su questo intervento, ho riletto con interesse l’esortazione che nell’Epifania del 1994 Giovanni Paolo II affidò ai vescovi e agli italiani. Anche al papa polacco stava a cuore che non si smarrisse  quella presenza unitaria dei cattolici che, in dialogo con i partiti laici, riuscì a ricostruire e a dare sviluppo al nostro paese.
Purtroppo l’esortazione citata fu disattesa poiché vinse la diaspora, ovvero l’idea che fosse più fruttuosa e opportuna la dispersione dei cattolici nei vari partiti. A nulla valse additare in quegli anni il pericolo insito nel “sistema uninominale”. Ben si sapeva che tale sistema avrebbe diviso i cattolici determinando, infine, la loro irrilevanza politica. Cosicché, dopo il ’94, le conclusioni  di vari convegni nazionali ecclesiali si limitarono a richiamare i fedeli a comportarsi in modo onesto e coerente. Circa l’unità, si tacque.
A distanza di 17 anni dal ‘94 si rileva questa situazione: nel polo di destra i cattolici sono trascinati dal liberismo, da una visione localistica e non solidale della Lega, da norme che difendono gli interessi privati di Berlusconi, dal dover accettare una legge elettorale antidemocratica.
Nel polo avverso, ovvero a sinistra, i cattolici non riescono a superare il radicalismo di massa (che contrasta con i principi etici in capo alla persona e alla famiglia) e trovano difficoltà a riformare il nostro paese secondo il principio di “sussidiarietà” (che significa non faccia lo stato ciò che può fare la persona, la famiglia, la società).
Oggi, con la crisi economica e morale che piega l’occidente, abbiamo il dovere di impegnarci per un nuovo percorso culturale e politico di ispirazione cristiana attento al bene comune. Un nuovo polo quindi che, nel rispetto dei valori fondamentali, possa essere partecipato anche da chi credente  non è, così come avvenne nei primi decenni del dopoguerra. Un nuovo impegno politico finalizzato non solo alla generazione presente ma anche a a quelle del futuro.  
In proposito apprezzo quanto affermato da Pierferdinando Casini a conclusione dei lavori di Chianciano:  Lo sforzo per superare la crisi deve essere compiuto pensando non solo alla nostra generazione ma anche a quelle del futuro. Nel riformare i privilegi di ogni “casta” dobbiamo dare anche noi, politici Udc l’esempio. Infine possiamo e dobbiamo salvarci facendoci carico dei problemi del nostro paese senza attendere le decisioni di chi sta in Europa.





Lettera di Giovanni Paolo II all’Italia del 6 gennaio 1994
(…)
laici cristiani non possono sottrarsi alle loro responsabilità
6. Certamente oggi è necessario un profondo rinnovamento sociale e politico. Accanto a coloro che, ispirandosi ai valori cristiani, hanno contribuito a governare l' Italia nel corso di quasi mezzo secolo, acquistando innegabili meriti verso il Paese e il suo sviluppo, non sono mancate purtroppo persone che non hanno saputo evitare addebiti anche gravi: persone, in particolare, che non sempre sono state capaci di contrastare le pressioni sia delle forze che spingevano verso un eccessivo statalismo, sia di quelle che cercavano di far prevalere i propri interessi sul bene comune. Alcuni, inoltre, sono accusati di aver violato le leggi dello Stato. Proprio queste accuse, rivolte per il vero alle diverse forze politiche ed anche ad istanze operanti nella stessa società civile, hanno provocato iniziative di carattere giudiziario, che attualmente stanno modificando in modo profondo il volto politico dell' Italia.
Un bilancio onesto e veritiero degli anni dal dopoguerra ad oggi non può dimenticare, però, tutto ciò che i cattolici, insieme ad altre forze democratiche, hanno fatto per il bene dell' Italia. Non si possono dimenticare cioè tutte quelle significative realizzazioni che hanno portato l' Italia ad entrare nel numero dei sette Paesi più sviluppati del mondo, né si può sottovalutare o scordare il grande merito di avere salvato la libertà e la democrazia. Tanto meno si può accettare l' idea che il Cristianesimo, e in particolare la dottrina sociale della Chiesa, con i suoi contenuti essenziali ed irrinunciabili, dopo tutto un secolo dalla Rerum novarum al Concilio Vaticano II e alla Centesimus annus, abbiano cessato di essere, nell' attuale situazione, il fondamento e l' impulso per l' impegno sociale e politico dei cristiani.
I laici cristiani non possono dunque, proprio in questo decisivo momento storico, sottrarsi alle loro responsabilità. Devono piuttosto testimoniare con coraggio la loro fiducia in Dio, Signore della storia, e il loro amore per l' Italia attraverso una presenza unita e coerente e un servizio onesto e disinteressato nel campo sociale e politico, sempre aperti a una sincera collaborazione con tutte le forze sane della nazione”.
(…)

lunedì 22 agosto 2011

Lettera ad Emera


Spett/le Redazione,

Ho letto l'articolo a firma Fernanda Torsi "Si è aperta la stagione dei congressi politici".
Prendo spunto dalla frase, secondo me più significativa, riportata nell'articolo: "... quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica." per fare alcune riflessioni in riferimento, soprattutto, alla "questione morale" cui si accenna anche nel contesto dell'articolo.
Si comunica l'elezione del Segretario Provinciale "... attuale Presidente della Municipalizzata AGSM ..." . Mi sorge spontanea una domanda: questo personaggio, che non conosco ma che cito solo ed esclusivamente come esempio del fatto, era stato eletto Presidente in virtù di quella che io considero la perversa logica della spartizione delle "careghe" ("... quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica."), o perché capace di amministrare?
Nella notizia dell'elezione del Responsabile della Segreteria cittadina, qualcuno si compiace perché è stato dato spazio ai giovani.
Spero che sia una decisione di merito e non di "quote", altrimenti, dopo le quote rosa (che sono offensive per le donne) dovremo stabilire anche le quote giovani, le quote gay, le quote no global, le quote immigrati clandestini, ...,  i politici che plaudono alle quote non si rendono nemmeno conto che queste sono in contrasto con la meritocrazia (che loro stessi auspicano); il merito, quello vero, non si elargisce per quote, ma si conquista giorno per giorno (ma ciò è troppo difficile per "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica").
Mi ha colpito la frase: " ... un momento di sintesi all’interno di una dialettica costruttiva.".
Mi sa tanto di quelle frasi, molto care ai politici (tipo: "le convergenze parallele, gli opposti estremismi, gli equilibri più avanzati, ..."), che non dicono niente ma si prestano a dir tutto e che, soprattutto, non descrivono mai ciò che illudono di promettere; l'ermetismo lasciamolo ad Ungaretti.
La Sig.ra Torsi sostiene che, fino ad ora, il cittadino era inconsapevole ... si accontentava di discorsi demagogici e strumentali ... era addormentato, ... ora non più (bontà sua!).
Non è così Sig.ra Torsi! i cittadini sono stati ingannati (come agli ultimi referendum) e sa da chi? da "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica".
Ed arriviamo alla questione morale (degli amministratori).
Per trattare questo argomento servirebbe uno spazio ben più ampio, mi limito ad alcune considerazioni.
Vi ricordate "tangentopoli"? sembrava avessimo estirpato la corruzione; non è cambiato nulla! e sono coinvolti individui di tutti gli schieramenti politici, dalla destra alla sinistra passando per il centro.
Se c'è uno spreco di denaro pubblico, chi lo fa? "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica", chi li ha investiti di tanto potere? "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica" chi, li protegge? "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica" e si potrebbe continuare.
E veniamo all'indecenza dei privilegi (io non ho mai sentito un politico dire, e perseguire, "rinuncio ai privilegi"), adesso è di moda parlarne; tutti dicono, a parole, di volerli eliminare, tutti li biasimano, ma quanto sono credibili? ci hanno sguazzato e ci sguazzano tutti in quella maleodorante broda che loro stessi si sono "cucinata" e mai rinnegata, anzi, sempre rimpolpata; quale dimensione ha lo spessore morale di un individuo che esige dei privilegi e chi è costretto a pagarglieli, non ha di che vivere?
Da come molti nostri politici "si pongono la questione morale" è palese che non la risolveranno mai, anche perché per farlo, bisogna, innanzitutto, avere una morale.
Cordiali saluti
                                                                             Giovanni Saoncella