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venerdì 1 luglio 2011

Congresso Cittadino dell’UDC-Verso il Partito della Nazione


Cari amici,

Sabato 18 Giugno, al Centro Congressi presso la Fiera di Verona, si è celebrato il Congresso Cittadino dell’UDC-Verso il Partito della Nazione-, per la elezione della segreteria cittadina.
Alla presenza di un numeroso pubblico si sono avvicendati gli interventi dei relatori, primo fra tutti quello dell’onorevole Antonio De Poli, che ha presieduto l’assemblea. L’onorevole Antonio De Poli ha ricordato che si è trattato del secondo congresso di un capoluogo di provincia in Italia, mettendo in evidenza come questo evento sia un segnale della voglia dei veronesi di esserci e di esserci con forza, nel percorso politico che l’UDC ha  intrapreso.
Fra gli altri, hanno apportato un significativo contributo al dibattito gli interventi di Stefano Valdegamberi, Raffaele Bazzoni, Riccardo Maraia, Mario Rossi oltre, naturalmente, al Coordinatore Provinciale Stefano Marzotto  di cui è allegato integralmente   l'intervento
Stefano Marzotto ha sottolineato come la convergenza dei consensi sulla lista unica dei componenti la segreteria cittadina, esprima la capacità di trovare un momento di sintesi positiva all’interno di una dialettica costruttiva, scaturente dalle differenti sensibilità.
Responsabile della Segreteria Cittadina risulta eletto Marco Vicentini e, fra i 40 membri che la compongono, figurano tre giovani leve a significare che “finalmente il tanto pronunciato "dare spazio ai giovani", poco a poco, comincia a trovare una concretezza”, come dice Alessando Boggian, responsabile del settore giovanile.
Quale sarà il banco di prova della nuova segreteria? Le prossime elezioni amministrative  che si  celebreranno nel 2012?
Il lavoro che attende la nuova squadra sarà senza dubbio impegnativo perché il cittadino ora è diventato più consapevole e non si accontenta di discorsi demagogici e strumentali.
Vuole verità e concretezza, che nascono solo da una attenta valutazione della gestione comunale che si va chiudendo e dall’analisi delle esigenze reali e realizzabili.
Il cittadino chiede alla politica di interessarsi di ciò che davvero riguarda tutti, vuole un programma  serio e attuabile, che sappia indicare le priorità, le modalità di esecuzione e le risorse necessarie. Chiede pure che queste risorse vengano trovate mediante un’accorta gestione economica e finanziaria del Comune, con l’abbattimento degli sprechi e, soprattutto, senza tagli ai servizi sociali.
In sintesi estrema il cittadino vuole un programma che metta al centro la persona e questo è il compito che attende la nuova segreteria cittadina dell’UDC.

Emera .

Il Risorgimento a Verona




Interessante  mostra all'Arsenale


Forse l’enfasi eroica e romantica, con la quale i testi  di storia del periodo post-bellico rappresentavano il Risorgimento, è stata considerata eccessiva e l’intero periodo ha subito una rivisitazione più realistica. Però oggi, se chiediamo agli studenti cosa ricordano di quella serie di avvenimenti bellici e politici, così importanti per la costituzione della nostra unità nazionale, probabilmente riceveremmo risposte molto deludenti. Stiamo perdendo la memoria storica dei sacrifici che i nostri martiri hanno compiuto per concretizzare il  loro ideale di Unità di tutta l’Italia, libera e sovrana nel proprio territorio naturale?
Quest’anno le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia risvegliano in noi sentimenti che ritenevamo assopiti e ci rendono consapevoli del grande dono che quelle lotte, fatte di coraggio e abnegazione, sofferenze e cedimenti, ci hanno regalato.
Corre l’obbligo storico di rammentare che Verona sarà unita al regno d’Italia solamente nel 1866, dopo la terza guerra d’indipendenza; di fatto al nostro 150° anniversario mancano ancora 5 anni.  Tuttavia è indubbio il debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti di coloro che alla causa dell’Unità hanno dedicato l’intera esistenza e Verona celebra l’evento con una mostra intitolata “Verona dagli Asburgo al Regno d’Italia”.
L’Arsenale, luogo simbolo della dominazione austriaca, ospita la mostra nella sua cornice naturale e il manufatto stesso è parte integrante e completa la mostra.
L’esposizione ripercorre il periodo della dominazione degli Asburgo, attraverso le fasi della fortificazione della città, del periodo della pacifica convivenza, sancita dalla visita dell’Imperatore Francesco I° d’Austria, che si trasformerà presto nel periodo dei divieti, conseguenza dei moti  insurrezionali del 1848 e si concluderà con l’assurda uccisione di Carlotta Aschieri, ultima vittima del Risorgimento veronese.
Sarà interessante, guardando i diversi reperti esposti, riscoprire che dietro il nome di una via, di una scuola oppure inciso su una targa esposta sulla facciata di un palazzo, c’è un personaggio strettamente collegato agli eventi risorgimentali.
Come pure vedere quanti giovani della nostra città e provincia hanno seguito Garibaldi nell’epica impresa dei Mille. Si può quasi avvertire l’orgoglio con il quale la famiglia di un garibaldino morto sul campo, ha donato al Museo la sua divisa rossa.
Non è una mostra d’arte ma una mostra di ricordi, fatta anche di piccoli, talvolta semplici ma significativi oggetti che hanno interferito con la Storia.
E’ una mostra che merita di essere vista e dalla quale si esce con un rinnovato senso di appartenenza alla nostra Patria, e questo davvero senza retorica ma con la consapevolezza del grande valore dell’Unità.
La mostra, inaugurata il 14 Maggio resterà aperta fino all’11 settembre, tutti i giorni dalle ore 10,30 alle 19.30, con chiusura il lunedì.
C’è tempo per visitarla; approfittiamo di questa bella opportunità portando anche i nostri figli, perchè niente è più efficace del “toccare con mano” gli oggetti della Storia.


Fernanda Torsi

La società dei due terzi

“La società dei due terzi” era espressione diffusa nell’ambiente culturale e politico intorno agli anni ‘70. Significa che la società liberale, fondata su libera iniziativa, libero mercato, capacità personali e ‘merito’ individuale, porta a una società nella quale i 2/3 della popolazione arrivano a una posizione economica e sociale per lo meno buona, mentre il restante terzo non ce la fa e si trova ai margini della convivenza, in difficoltà  più o meno gravi, destinato a sopravvivere di espedienti o per il sostegno di persone e gruppi caritatevoli, del volontariato, di comunità religiose. Nei casi più gravi (malattie, handicap pesanti, situazioni di non autosufficienza permanente) il rischio dell’abbandono e della morte è imminente. Negli anni ’60, ad esempio, i bambini down avevano una aspettativa di vita di circa 30 anni; oggi, con cure gratuite, arrivano ai 60-70 anni e oltre. Anche oggi malattie gravi ma curabili portano alla morte: non solo nel Terzo Mondo, ma presso popoli emergenti (India, Cina, nazioni arabe) e negli Stati Uniti d’America,In questo ambito, nel mondo occidentale ricco sono due gli indirizzi politici fondamentali:Lo Stato liberale puro, come negli Stati Uniti d’America: limita il più possibile l’intervento dello Stato e realizza il massimo di libera iniziativa e di autonomia dell’individuo e dei gruppi economici e sociali. Ogni individuo si muove con le sue forze. Può sfondare e diventare ricco. Può non farcela. In questo caso, se si ammala e non ha i soldi per pagare le cure sanitarie, si arrangia come può. La crisi economica in atto crea ulteriori difficoltà e chiama la politica a intervenire. Il presidente Obama tenta di aprire una speranza per i circa 50 milioni di statunitensi privi di cure sanitarie. Forse ce la farà, ma con molti limiti. Lo Stato sociale, sperimentato in Europa occidentale, esalta l’iniziativa privata, ma si pone l’obiettivo di essere vicino al terzo dei cittadini poveri, che da soli non ce la fanno. Riconosce i diritti irrinunciabili di ogni persona, come la salute, l’istruzione, l’informazione, l’alimentazione, la casa. Ogni persona che si ammala ha, o dovrebbe avere, le migliori cure sanitarie, gratis. Chi paga? Tutti, con le tasse che dovremmo pagare in base al reddito, per garantire a tutti la vicinanza sociale nelle difficoltà: cure sanitarie, scuola, cibo, un letto. Entrambi i modelli presentano pregi e limiti. E’ chiaro però che lo Stato sociale è la grande conquista della nostra Europa, di cui essere orgogliosi: tutti provvedono a favore di tutti. E’ la solidarietà. Alcuni segni fanno temere la crisi dello Stato sociale: l’egoismo del ricco che vuole tutto il suo per sé; il voler trattenere i propri soldi nella propria terra; la divisione Nord – Sud; la richiesta che insegnanti e presidi siano originari della Regione in cui operano; l’idea di padania e di secessione; il voler differenziare i salari per motivi territoriali e la contrattazione locale (è da verificare non l’idea, ma il contesto in cui nasce); le bandiere regionali; la crescente lontananza, l’indifferenza, a volte il disprezzo nei confronti di chi è diverso; la proposta di escludere il clandestino dalle cure sanitarie e dalla scuola; la volontà di cacciare chi è povero e marginale; il taglio ai finanziamenti sociali e sanitari, alla scuola e all’università; il tentativo (riuscito) di limitare i diritti dei lavoratori; il rischio che il servizio nazionale (sanità, istruzione, …), pubblico e paritario, uguale per tutti decada, a favore della presenza del privato ricco (che giustamente e, entro i limiti dell’onestà, doverosamente lavora per guadagnare).Può succedere che, senza che ce ne accorgiamo, ci ritroviamo nella società dei due terzi, senza correttivi sociali. La crisi economica spinge in questa direzione. Il berlusconiano: “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” può significare che i ricchi versano meno soldi e i servizi nazionali (salute, scuola, …), garanzia per tutti i cittadini, progressivamente decadono. Occorre stare attenti.

di Tito Brunelli