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lunedì 22 agosto 2011

Lettera ad Emera


Spett/le Redazione,

Ho letto l'articolo a firma Fernanda Torsi "Si è aperta la stagione dei congressi politici".
Prendo spunto dalla frase, secondo me più significativa, riportata nell'articolo: "... quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica." per fare alcune riflessioni in riferimento, soprattutto, alla "questione morale" cui si accenna anche nel contesto dell'articolo.
Si comunica l'elezione del Segretario Provinciale "... attuale Presidente della Municipalizzata AGSM ..." . Mi sorge spontanea una domanda: questo personaggio, che non conosco ma che cito solo ed esclusivamente come esempio del fatto, era stato eletto Presidente in virtù di quella che io considero la perversa logica della spartizione delle "careghe" ("... quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica."), o perché capace di amministrare?
Nella notizia dell'elezione del Responsabile della Segreteria cittadina, qualcuno si compiace perché è stato dato spazio ai giovani.
Spero che sia una decisione di merito e non di "quote", altrimenti, dopo le quote rosa (che sono offensive per le donne) dovremo stabilire anche le quote giovani, le quote gay, le quote no global, le quote immigrati clandestini, ...,  i politici che plaudono alle quote non si rendono nemmeno conto che queste sono in contrasto con la meritocrazia (che loro stessi auspicano); il merito, quello vero, non si elargisce per quote, ma si conquista giorno per giorno (ma ciò è troppo difficile per "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica").
Mi ha colpito la frase: " ... un momento di sintesi all’interno di una dialettica costruttiva.".
Mi sa tanto di quelle frasi, molto care ai politici (tipo: "le convergenze parallele, gli opposti estremismi, gli equilibri più avanzati, ..."), che non dicono niente ma si prestano a dir tutto e che, soprattutto, non descrivono mai ciò che illudono di promettere; l'ermetismo lasciamolo ad Ungaretti.
La Sig.ra Torsi sostiene che, fino ad ora, il cittadino era inconsapevole ... si accontentava di discorsi demagogici e strumentali ... era addormentato, ... ora non più (bontà sua!).
Non è così Sig.ra Torsi! i cittadini sono stati ingannati (come agli ultimi referendum) e sa da chi? da "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica".
Ed arriviamo alla questione morale (degli amministratori).
Per trattare questo argomento servirebbe uno spazio ben più ampio, mi limito ad alcune considerazioni.
Vi ricordate "tangentopoli"? sembrava avessimo estirpato la corruzione; non è cambiato nulla! e sono coinvolti individui di tutti gli schieramenti politici, dalla destra alla sinistra passando per il centro.
Se c'è uno spreco di denaro pubblico, chi lo fa? "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica", chi li ha investiti di tanto potere? "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica" chi, li protegge? "quei pochi privilegiati che spesso occupano posizioni di prestigio, non per merito ma per appartenenza politica" e si potrebbe continuare.
E veniamo all'indecenza dei privilegi (io non ho mai sentito un politico dire, e perseguire, "rinuncio ai privilegi"), adesso è di moda parlarne; tutti dicono, a parole, di volerli eliminare, tutti li biasimano, ma quanto sono credibili? ci hanno sguazzato e ci sguazzano tutti in quella maleodorante broda che loro stessi si sono "cucinata" e mai rinnegata, anzi, sempre rimpolpata; quale dimensione ha lo spessore morale di un individuo che esige dei privilegi e chi è costretto a pagarglieli, non ha di che vivere?
Da come molti nostri politici "si pongono la questione morale" è palese che non la risolveranno mai, anche perché per farlo, bisogna, innanzitutto, avere una morale.
Cordiali saluti
                                                                             Giovanni Saoncella

venerdì 19 agosto 2011

Verona nel pallone



È di questi giorni la notizia che l’AGSM sponsorizzerà l’Hellas Verona con la ragguardevole somma di  € 700.00,00  in  due anni. Ciò significa che, per due anni, l’azienda porrà a carico del proprio bilancio un onere di 350.00,00 euro che andrà ad aumentare le spese per la produzione dei servizi cui è preposta. Ora non vi sarebbe nulla di strano se si trattasse di una impresa privata, la quale può decidere di impiegare le proprie risorse come meglio crede,  ma l’azienda AGSM è una  Spa di diritto privato a capitale interamente di proprietà del comune.
Quindi, considerato che il capitale è del Comune di Verona, di fatto appartiene a tutta la cittadinanza e non è certamente patrimonio personale del Sindaco o dell’Assessore che ha promosso l’iniziativa  e neppure appartiene  ai vari presidenti di turno dell’azienda.
La forma societaria di Spa consente una gestione più rapida, efficace ed efficiente, senza i laccioli degli enti pubblici, come si conviene ad una azienda di servizi e, tuttavia, il superiore interesse per la collettività non deve mai venir meno.

Quale sarebbe il vantaggio reciproco che nascerebbe da questa sponsorizzazione?
La pubblicità farà aumentare le entrate di AGSM?

Eppure l’azienda fornisce un servizio indispensabile e non un qualsiasi  bene di consumo che possa subire impennate sull’onda di una indovinata strategia pubblicitaria. Gli utenti di gas ed energia elettrica  sono le nostre famiglie, peraltro già alle prese con il controllo dei propri consumi per evitare bollette troppo salate. Senza contare quelle famiglie in gravi difficoltà che non riescono neppure a pagare le loro bollette e spesso si devono rivolgere ai vari organismi di assistenza per evitare la sospensione della fornitura.
Eppure il sindaco Tosi e l’assessore Sboarina hanno presentato a Palazzo Barbieri il contratto di sponsorizzazione stipulato fra il presidente di Agsm, Paolo Paternoster e il Presidente di Hellas Verona, Giovanni Martinelli, come una grande opportunità per aumentare il bacino di utenza anche in provincia. Forse i vertici dell’azienda non conoscono le strategie utilizzate dalle serie imprese private come, ad esempio, l’applicazione di  tariffe concorrenziali e l’offerta di un servizio migliore?

Basta leggere alcune lettere al direttore pubblicate su L’Arena di domenica 31 luglio 2011, per rendersi conto del dissenso che questa operazione sta generando fra la cittadinanza. Basta parlare con la gente comune per cogliere un sentimento di frustrazione di fronte a scelte che vengono percepite come lontane dalle reali esigenze della collettività, nell’interesse esclusivo dei soliti amici.

A nulla vale citare i casi di altre municipalizzate che sponsorizzano le più svariate attività private; solo i buoni esempi meritano di essere seguiti, non certo i peggiori!
Ancora una volta il cittadino si sente tradito da una politica che non vuole guardare in faccia la difficile realtà della grave crisi economica, che non ha certamente risparmiato la nostra città, e si appresta a sostenere iniziative che non sono certamente nella mission di una azienda di servizi indispensabili e, soprattutto, a capitale pubblico

Fernanda Torsi

venerdì 8 luglio 2011

Soppressione delle Province - Un’occasione mancata


E la casta si protegge

Io non so quali siano tutte le competenze delle Province e se siano tali da consigliare il loro mantenimento, tuttavia non mi ritengo affatto colpevole per questa lacuna. Il cittadino normale non può certo conoscere nei dettagli i compiti affidati alle varie stratificazioni politiche e amministrative che lo sovrastano. Sono troppe e ne avverte il peso che non si traduce solamente in onere economico ma anche e, soprattutto, in una proliferazione di adempimenti burocratici, duplicazioni di certificazione, diversi stadi nel percorso delle pratiche che lo riguardano, che spesso rallentano ed ostacolano il perseguimento del proprio obiettivo.

Circoscrizione, Comune, Provincia, Regione, Stato. Comunità Europea; se non ho dimenticato altro, queste sono le sovrastrutture che gravano sul cittadino italiano, oltre naturalmente  ad enti e consorzi di varia natura.
Ora è ben vero che più la società si fa complessa maggiore deve essere l’organizzazione, ma è altrettanto vero che un eccesso di burocratizzazione di fatto blocca la società e al termine organizzazione devono essere associati efficacia, tempestività, trasparenza e convenienza.

Spetta alla politica studiare attentamente come coniugare le esigenze del cittadino con la necessita di rappresentanza dello Stato sul territorio e delineare una struttura, la più snella possibile che, avvalendosi anche delle nuove e moderne tecnologie, sia in grado di fornire, in tempi rapidi, tutti i servizi di cui il cittadino ha  bisogno. 
Pertanto, se tutti i partiti politici erano d’accordo per la soppressione del Province, a buon diritto ritengo che questa decisione sia maturata da una analisi della situazione amministrativa nel suo complesso, e non da una presa di posizione puramente ideologica.
Eppure Bersani, dopo aver a lungo tuonato contro il PDL che, ostaggio della lega, non ha saputo portare a termine il proprio programma, e ha rinunciato alla soppressione delle Province, con un atteggiamento sorprendente (o forse scontato?) con l’astensione in aula ne ha consentito il mantenimento. Solo UDC, API e IDV si sono pronunciati per l’abolizione.
Perchè questo mutamento  proprio da parte del  PD?
E sorge legittimo il sospetto che, ancora una volta, la casta abbia difeso se stessa.
Ci sono troppe poltrone in giro da proteggere, non è conveniente scontentare qualcuno del seguito proprio ora che i partiti hanno bisogno di serrare i ranghi, in preparazione della prossima battaglia elettorale.

I costi della politica passano in secondo ordine rispetto all’esigenza che la partitocrazia ha di salvaguardare, prima di tutto, se stessa. L’Italia può sprofondare nel baratro, il cittadino può scivolare sempre più verso l’insicurezza e l’instabilità, basta che il partito salvi se stesso.
La politica si è dimenticata del cittadino e lo spettacolo degradante, sia pur con attori diversi,  va in scena ogni giorno.

Solo che ora, noi cittadini, siamo stanchi di essere muti spettatori e siamo pronti a cambiare la scena.

Fernanda Torsi